La globalizzazione, l’evoluzione dei mercati e delle dinamiche competitive, hanno evidenziato negli ultimi anni, la differenza netta tra le aziende correttamente organizzate e quelle che non lo sono.

Questa realtà oggi la possiamo toccare con mano. E’ sufficiente verificare il numero di aziende che sono sparite o che versano in condizioni precarie e, restando sul territorio nazionale, fare un’analisi delle aziende simili per prodotto o servizio che al contrario crescono e progrediscano.

Le aziende sopravvissute ed in buona salute hanno investito nella costruzione e nel costante miglioramento del proprio modello organizzativo cercando di ottimizzare i concetti industriali, nei metodi e nei processi.

Ciò le rende più competitive sul mercato .

Nel tentativo di rafforzare le loro condizioni di competitività e pervenire a posizioni di vantaggio nei confronti della concorrenza, le aziende si trovano a dover intraprendere percorsi di sviluppo che comportano un rinnovamento non solo delle condizioni strategiche, ma soprattutto delle logiche organizzative ed operative su cui si basa la sistematicità della combinazione dei flussi tra i reparti.

Le aziende, di fatto, sono un insieme di attività e funzioni: la logistica, la produzione, le vendite, gli acquisti, la gestione delle risorse umane, la progettazione, la ricerca e sviluppo, il marketing, ecc. Ciascuno di questi settori ha un ruolo fondamentale nella creazione del più importante valore aziendale, “il vantaggio competitivo”.

Sul campo, confrontandoci con le aziende che richiedono i nostri servizi, per progetti di riorganizzazione o di analisi, vediamo, nelle carenze dei modelli organizzativi, delle similitudini che portano una forte perdita di competitività e problematiche comuni.

Mi aiuto con un esempio: i modelli organizzativi non adeguati spesso si traducono in una “caccia al tempo”, sempre poco sufficiente, per il raggiungimento di quote di produzione o di obbiettivi commerciali, per gestire le risorse umane, diventando un ostacolo tale da giustificare errori o trascuratezze che però vengono ritrovate più avanti sotto forma di costi lievitati, prodotti o sevizi qualitativamente scadenti, tempi di consegna inaccettabili oltre a lamentele costanti dei clienti.

Il concetto di “tempo insufficiente” rischia così di giustificare un modello organizzativo errato e mantenerlo fino a quando la situazione per l’azienda sarà diventata insostenibile.

Non è il tempo che manca… è l’organizzazione sbagliata che ne fa cattivo uso.

E’ vitale che gli imprenditori comprendano l’importanza degli investimenti nell’organizzazione della propria azienda ed i ritorni che gli stessi possono dare, muovendosi per tempo, anche a costo di qualche piccolo sacrificio.

Certo, ricreare un buon modello organizzativo in un’azienda, non è semplice, occorrono competenze ed esperienza. L’utilizzo di manager temporanei che sviluppino il progetto di riorganizzazione dall’interno ed in maniera totalmente operativa con un affiancamento delle varie figure chiave durante lo svolgersi delle normali attività, rende il processo di formazione e miglioramento indolore per l’azienda, ed è sicuramente la soluzione più efficace.

Altro punto chiave per garantire un buon livello di competitività e per perseguire una crescita costante è senza dubbio un buon team di management.

Un buon management deve essere in grado di fiutare le nuove opportunità, adattarsi a un mercato in continuo cambiamento, sviluppare piani e coordinare gli sforzi di un’organizzazione capace di attuare i piani prefissati.

Il management aziendale deve quindi essere il prioritario soggetto di una continua analisi e di una costante formazione al fine di migliorare le capacità di prestazione sia individuali che collettive.

Dopo anni di attività, la nostra esperienza ci permette di affermare che Il rischio per il team di management di diventare vittima delle “abitudini aziendali”, ovvero del quotidiano ripetersi di situazioni alle quali si tende a far fronte con soluzioni sempre uguali e che spesso si dimostrano nel tempo inefficaci è spesso il problema comune di molte aziende, a prescindere dalle dimensioni.

Per non perdere terreno e mantenere costante o migliorare il proprio posizionamento competitivo, un’azienda deve porsi degli obiettivi mirati che stimolino costantemente la volontà di raggiungere nuovi punti di miglioramento.

Parlando di fattori chiave per essere competitivi non possiamo trascurare il ruolo della tecnologia.

I cambiamenti legati alla tecnologia sono fra i principali driver della competitività.

Per essere un vero driver, la tecnologia deve essere facilmente utilizzabile nell’ambiente esistente, deve essere affidabile e riparabile, snella e deve essere distribuita su tutto il processo produttivo in modo uniforme, ma di questo argomento ne parleremo in maniera più approfondita nei prossimi articoli.

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